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Recensione 39. “Il sangue delle parole” di Cheikh Tidiane Gaye

Una recensione di Monica Buffagni.

Il poeta della primavera: così può essere definito Cheikh Tidiane Gaye, la cui raccolta di poesie “Il sangue delle parole” è uscita pochi mesi fa per Kanaga edizioni. Una primavera luminosa e sofferta, che è rinascita, speranza, riscatto e leggerezza di vita, una primavera che ricorre nella maggior parte delle sue composizioni come un filo verde che ci guida, un sonno primaverile- come citato nella poesia omonima che regala il titolo alla raccolta- fragile, dolce, inquieto e odoroso-anzi, “odorante”, come leggiamo in “La taverna”-, che si apre in un maggio orgoglioso e di compiuta pienezza conquistata.

angue delle parole - copertina“In maggio mentre ci sorride primavera”, ci racconta uno dei rari e massimi esponenti della “Negritudine “ in Italia, si realizza il passaggio, duramente conquistato e fortemente voluto, da una situazione di disagio esistenziale e sociale, che si fa bandiera sommessa e delicata della ingiustizia del pregiudizio, verso un equilibrio non solo personale ,bensì collettivo, un equilibrio culturale ed umano come punto di arrivo di una vita e di tante vite.

La lotta per una giustizia sociale, per il superamento delle discriminazioni, per il raggiungimento di una convivenza di culture, lingue e tradizioni,che sia rispetto e accoglienza, l’impegno sociale, temi fortemente presenti in questo autore, sono esplicitati, tradotti, costruiti attraverso la delicatezza e la forza dirompente delle parole, della poesia come scrittura, manipolazione di parole, strumento di crescita personale e ancor più sociale.

La parola, modulata dai sussurri urlati che solo la poesia può conoscere e dare, diviene freccia per andare alla ricerca della propria identità, intesa come miscela di contraddizioni, di culture di provenienza e di adozione, di ricerca del sé più complesso e completo, attirato e insieme bloccato da diverse tensioni e sfumature- condizione profondamente e peculiarmente umana, che qui, più che altrove, si dispiega e si svela ,in un ricamo linguistico sottile, lieve e sferzante insieme, quasi che i toni e i ritmi dei due idiomi -quello italiano usato dal poeta, quello senegalese che di lui fa parte integrante, al suo interno-danzassero insieme per afferrare il lettore, senza che se ne accorga.

Colpisce, infatti, la capacità di coniugare contenuti forti, sociali, universali, legati alle proprie radici, quasi animisti, temi di forte passione e coinvolgimento, con una delicatezza di espressione, una levità piana, gentile, di accoglienza non solo di pensiero, ma anche di modalità. Levità senz’altro aiutata dall’utilizzo di versi molto
brevi, spesso di non più di un paio di parole, versi liberi che assomigliano a farfalle colorate intensamente, che si alzano nel cielo e viaggiano silenziose-in un silenzio carico di parole, sotto cieli spesso accecanti, troppo intensi, a volte troppo bui e scuri, notti e giorni come macchie di vita sparse e ritrovate con fatica.

Mi piace qui sottolineare come sia possibile, anzi, consigliabile al lettore, perdersi in una lettura più personale, identificativa, di ricerca della magia della parola poetica, oltre che in quella, forse più immediata e conosciuta, della tensione sociale di Gaye; l’incanto della natura, sia essa della propria terra madre, sia quella più simbolica che scorre nelle stagioni -è un’epifania di rigoglio assoluto che confluisce nell’estate-, la luna che appare e scompare, il miele dell’alfabeto universale, immagini che troviamo negli scritti e che ci incantano sottovoce, suggeriscono e tacciono, urlano e spengono.

E’ importante, per il poeta, il passato, sono le fondamenta della sua storia, del suo popolo, del suo esistere: è “il passato che allatta la memoria”(“Rifugio”), è “il passato che richiama, che ricanta, che solleva le salive del suono”(“Si spoglia la nascita”) e chi scrive ha il compito di conservare, ricordare, proteggere, di diventare “il granaio del passato”.

Allo stesso modo, lo scrittore deve essere profondamente consapevole del ruolo, del fascino, della potenza misteriosa, magica, dell’atto della scrittura, questa scelta profonda e totale, che trasforma e incide sulla realtà, forse più di ogni altra azione umana; ed è così che incontriamo “gli dei dei vocaboli, nel tempio delle parole”, dipinti del “colore delle sillabe”, come se il proprio corpo fosse fatto di lettere, e avesse al suo interno il sangue liquido delle parole, ogni vocale oro puro.

È qui che ci conduce Cheikh Tidiane Gaye, ed è qui che chiunque ami scrivere, in particolare poesia, così come chiunque ami leggere e farsi trasportare dal pensiero, riesce ad identificarsi pienamente, ritrovando angoli della sua esperienza personale, attraverso altrui parole, nella loro piena, umana, consistenza, vero “sangue delle parole”.

© Monica Buffagni. Tutti i diritti riservati.

 

Cheikh Tidiane Gaye. Il sangue delle parole (Poesie). Kanaga 2018 PP. 82 €  13,90 EAN: 9788832152067

 

 

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