Recensione “Fucksie d’autunno / Toamnӑ Fucksie ” di Ana Maria Patrașcu

Autunno ricco di foglie d’oro, autunno intenso di colori. Autunno languido e sensuale.
L’autunno è un rito e un desiderio, va e torna nel vento che sibila nelle fessure, scompiglia foglie e frutti.

“Godi se il vento ch’entra nel pomario
vi rimena
l’ondata della vita…”

Cosi Eugenio Montale.
Ma quello che in apparenza può sembrare una influenza è solo coincidenza poetica.
L’ispirazione è uno scompiglio poetico che essendo musa come un moscerino pizzica e si insinua nelle menti, infonde l’idea, la sparge qui e li, in qualsiasi dove e in qualsiasi tempo.
Poi, la musa si ricopre d’ un altro panneggio e scorre per altre vertenti.
Ogni poeta scrive. Ana Maria ricrea cosi l’odoroso pomario:

“Nascondi nel seno
melagrane pere e castagne
e attendi, bendata, il raccolto,”

Il sogno lirico di Ana Maria è infedele. Il suo è un androgino sensuale, una cornucopia di abbondanti colori e profumi.
E poi l’autunno.
L’autunno romantico, quello che si attarda nell’estate e si impiglia nei tramonti prolungati, l’autunno che dona ai mortali foglie di oro e si riveste di nudità bizzarre.
E probabile che il poema accolga brandelli di racconti tradizionali, è probabile…

“Tessi
strano fantasma
malie di fumo e cenere nei miei sogni
impigliate.”

Identificatasi con tale profusione di percezzioni Aurelia R. Iurilli non traduce letteralmente. Da tale atteggiamento risulta una rifacitura, un nuovo poema che sebbene ripercorra lo stesso sentiero dell’originale, è attento al respiro e alla cadenza della lingua, l’italiano; sfugge dunque alla gabbia ingannevole della parola equivalente, per cercare altre vie metaforiche e sensoriali.

La lingua, le lingue. Inter-cultura o pan-cultura.

Siano questi brevi cenni al contenuto del poema, introduzione al tema delle lingue e l’intercultura.
Soprattutto intercultura.
Non ritengo questo termine “intercultura” molto adeguato esplicativo e significativo; non si tratta di una cultura e lingua spuria nata “inter” ossia “tra”che dice di comprendere entrambe ma non comprende nessuna, perche così facendo la nuova non avrebbe storia nè radici, neanche di una cultura e lingua che ingloba l’altra.

Questo poema è un esempio di “fusione incandescente” avvenuta nel crogiolo-mente del creatore-poeta.
Come l’ecista sacerdote-poeta-fondatore fu per i greci, cosi è il poeta della pan-cultura: creatore di molteplici sentimenti dalle sfumature sottili, e parole e immagini inusuali.
Ana Maria non cuce né rammenda tra culture, crea cultura arricchendo quello che era già ricco di per sé.

Or bene, apprezzare questo stato di cose, ci impone una sottile riflessione: colui che per vezzo o imposizione accademica, o per neccssità lavorative conosce domina e parla le lingue e chi per scelta affettiva-emozionale, perchè slancio ideale avvenuto nell’adolescenza e prima giovinezza, si esprime indifferentemente in due lingue perche entrambe le sono madre e in entrambe è fiorito il suo poetare.

Sarebbe l’ascoltatore o lettore accorto in grado di captare questo leggero moto dell’anima?
Lo rivelerebbe il poema?

Sarebbe infinito il dibattito, perche sentimentale, non tollerante di regole nè ragioni.
Io sono di fronte a Fuchsie, poema d’autunno, e non ho dubbi.

Aurelia Rosa Iurilli

 


Titolo: Toamna fucksie / Fucksie d’autunno
Autore. Ana Maria Patrascu
Traduzione: Aurelia Rosa Iurilli
Editore: Rediviva edizioni. Milano