Leggere “La vita non è una fossa comune” di Gassid Mohammed

Una recensione di Monica Buffagni

Leggere “La vita non è una fossa comune” di Gassid Mohammed (Arcolaio editore, 2017) è un viaggio nelle emozioni e negli istinti primordiali, attraverso la chiave, a volte velata di lieve foschia, della quotidianità, un viaggio dell’anima, più che della mente, in cui ci si identifica, si riconosce e si ritrova la propria parte più umana, più intensa, più nuda ed essenziale.

Le varie sezioni tematiche sulle quali la raccolta di poesie è stata strutturata riescono a spaziare dalla durezza e brutalità di un incontro corpo a corpo con la guerra, il conflitto, la distruzione fisica ed emotiva che li accompagna alla malinconica curiosità del sentire la propria identità nelle sue più varie sfaccettature, siano esse la solitudine, l’amore, la passione, lo scorrere del tempo, della vita, delle stagioni.

E proprio sulle stagioni, sul loro rivelarsi alla nostra sensibilità, sul loro succedersi e intrecciarsi, inquieto, improvviso, sferzante e graffiante come i versi di questo autore intenso e magnetico, si gioca un tema complesso e centrale della sua poetica: il fascino ora sottile, ora sfacciato della pioggia, di una luce inattesa e appena scorta, di un dettaglio, che cambia la prospettiva e dona spessore al momento.

Scorriamo l’ottobre pieno di sfumature che cala silenzioso come un gatto (p.57), sentiamo le canzoni di autunno e di primavera (p.64), siamo pioggia che cade, goccia dopo goccia e si confonde con le spume della neve (p.75), ci perdiamo nelle brume e nelle nebbie novembrine di una Bologna assonnata e misteriosa, per poi esplodere nei colori forti e assoluti dell’estate del deserto, o nei corposi toni della primavera in trionfo.

Insieme al poeta, cogliamo l’emozionante attesa di quanto sta per arrivare, della scoperta che ci attende, di una pagina di vita che si chiude per lasciare spazio al nuovo, con il suo carico di mistero, di pericolo, di possibilità, oltre il passato, oltre il dolore, oltre il consueto.

Ricorda Cardarelli e Ungaretti, soprattutto nei bellissimi versi di “Tra un pensarti e l’altro”, con il loro corridoio dei ricordi, (p.59), o nelle suggestioni di “Vicolo cieco”, la poesia al tempo stesso scabra e barocca di Gassid Mohammed, in un ideale collegamento del tempo, del passato, dei ricordi, che lasciano tracce brucianti, temute e desiderate, alla ricerca di un presente che sembra sfuggire, volare altrove.

Colpisce la capacità di dare voce a chi non ce l’ha, non solo alle vittime dell’annoso conflitto mediorientale, di cui l’autore si fa coinvolgente vessillo senza alcuna retorica, ma anche ad ognuno di noi, immerso nelle sue “humane passioni”- per prendere in prestito un’espressione musicale di Vivaldi- , soffocato dal grigiore delle
umane convenzioni e situazioni, in attesa di una liberatoria esplosione, un’epifania interiore in grado di dare pienezza al suo sentire.

Un vulcano, simbolo di mancanza, che ritroviamo a pagina 72, che diventa un dolore stordito a p.56, che traghetta nell’orrore della violenza in “Fumo di anime”.

Magnifica e complessa è la tematica ricorrente dell’assenza, sia essa di un amore, o di una speranza, di una ragione di vita più assoluta, di una parte di sé sfuggente e sconosciuta.

La lingua italiana, qui ricamata da uno scrittore di madrelingua altra, che pensa, scrive e traduce dall’una all’altra confondendosi in esse, costituisce il centro della sua poesia, in bilico tra due mondi, riuniti dalla umana e comune sensibilità.

L’autore danza con le parole, intreccia i suoi versi in una lingua che non è la sua, come se gli appartenesse per nascita e ne avesse una familiarità naturale.

E’ un libro a colori, colori intensi, forti, estremi, che predominano con forza, per cedere, a volte, il passo ai toni sussurrati di certe liriche dolenti, di malinconia creativa e orgogliosa; è come un oceano di blu notte, screziato di fili grigio-azzurri, che avvolge una sfera scarlatta.

In esso, si avverte chiaramente il senso, il cerchio compiuto della poesia, del fare poesia: non solo espressione, comunicazione, contatto, ma anche necessità ineludibile e quotidiana. E proprio questo passaggio costituisce il motivo essenziale per cui leggere la raccolta, come un invito ad andare oltre e scrivere poesia in prima persona, in una dichiarazione orgogliosa della nostra comune fragilità e vulnerabilità, come scrive Gassid Mohammed, alla ricerca di una parola che ci guarisca, così come “una parola, pur invisibile ed impalpabile, ci fa sanguinare i sentimenti”.

 

© Monica Buffagni

Depositato presso Patamu Registry in data 13/10/2018; numero 92216. Tutti i diritti riservati.