Katerina è una donna bambina, dolce e ingenua, smarrita in questo mondo così veloce, così brutale. Katerina è sposata con Josef, suo amore, sua guida. Ha una bimba neonata, Miriam, suo amore, sua confidente.
Potrebbe essere una storia banale di una coppia come tante. fatta da uno che trascina e una altra che si lascia trascinare. Da uno protettivo e una che ha bisogno di protezione. Poteva essere una storia banale ma l'intrusione improvvisa della guerra la rende eccezionale.
La guerra coglie Katerina impreparata. Anche perché: chi è mai preparato per la guerra? solo quelli che la fanno si preparano per la guerra. Gli altri, quelli che la subiscono, sono sempre colti di sorpresa.
Più la guerra prende piede e cresce in ferocia più Katerina si rinchiude nel suo mondo di donna-bambina, con Miriam come bambola vivente.
Ma a un certo punto la vita diventa impossibile nella città di Katerina. Allora, con Miriam in braccio e in compagnia di sua madre e di josef, suo marito, Katerina è costretta a partire. Partire per cercare un luogo sicuro. Bisogna cambiare città, cambiare paese. Il viaggio è terribile come lo sono sempre i viaggi degli sfollati in tempo di guerra. Stanchezza, fame, sete, umiliazioni, violenze, morte, colpi bassi tra disperati... Un viaggio che inghiottisce marito e madre e lascia Katerina sola e la costringe a diventare adulta.
Il primo romanzo in lingua italiana, di Barbara Serdakowski, Katerina e la sua guerra (Robin 2009), è un racconto senza tempo e senza luogo. I nomi di persone lasciano capire che si svolge da qualche parte nell'Est Europa. Poi si sposta in un paese dell'Europa occidentale, ricco e sicuro. Forse in Francia o in Svizzera. Ma potrebbe semplicemente essere una metafora sulla guerra e sui suoi effetti sulla piccola gente. Presi in un vortice e travolti all'improvviso. La loro vita è sconvolta. Vedono scomparire i loro cari, devono lasciare i luoghi amati. Se non li lasciano, li vedono comunque distrutti, sotto i loro occhi. I soprusi, la violenza ceca, la paura, la distruzione, la fuga... e per finire l'esilio.
Un esilio comunque mai tranquillo, abitato dai fantasmi degli orrori vissuti. Un esilio mite e rinchiuso nel silenzio e nella solitudine di chi non riesce a fare i conti con il passato. Si crede di proteggere i giovani, tenendoli all'oscuro del passato. Ma si crea solo disaggio, incomprensione, senso di inadeguatezza...
La giovane Katerina, la figlia della profuga, è una donna bambina, dolce e ingenua, smarrita in questo mondo così veloce, così violento... Katerina ha un fidanzato Erik, suo amore, sua guida... Si chiede cosa si nasconde dietro i silenzi e i grandi occhi tristi di sua madre.
Per provare a capirlo, ha a disposizione pochi elementi, trovati per caso frugando nell'armadio della madre. La foto ingiallita di una donna con un abito scuro e con i capelli trattenuti da un fioco di raso. Oltre la foto, ci sono due ciocche di capelli in una bustina di capelli su cui e scritto: MAMMA e MIRIAM. Tutto qua! A lei di ricostruire o inventare tutto il resto.
Come in ogni buon racconto, "Katerina e la sua guerra", chiude i sipari lasciandoci pensierosi. Barbara Serdakowski, con una scrittura semplice e fluida, accenna, sottintende, fa intravedere... ma non afferma niente di definitivo. Pone molte domande. Ci lascia in attesa ma non ci offre nessuna risposta. Un po' come fa la vita.
