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Recensione N. 31: Il comandante del fiume di Cristina Ali Farah

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Di Karim Metref

Dopo il suo eccellente Madre Piccola uscito nel 2007 per Frassinelli, la scrittrice italo-somala Ubax Cristina Ali Farah ci regala finalmente un suo nuovo romanzo, Il comandante del fiume (66th and 2nd, 2014).

La storia si svolge a Roma. E’ la storia complessa e travagliata di una famiglia italo somala in esilio che non riesce a guardare il passato in faccia. Si fa finta di niente. Si sussurra piano per non far sentire alle nuove generazioni le attrocità del passato. Si pensa che il tempo potrà cancellare tutto.

Ma le nuove generazioni non riescono ad andare avanti senza fare i conti con il passato. Yabar non riesce ad andare avanti. Zahra, sua madre cerca di tenerlo lontano dalla Somalia, dai ricordi, dagli odi, dai rancori. Il nome del suo padre crea intorno a lui imbarazzo e sguardi carichi di rancore. Chi è il padre di Yabar? Da dove viene, cosa fa? E dove è finito? Yabar non sa nulla ma sente tutto. Il suo bisogno di sapere diventa ribellione, menefreghismo. Quasi autolesionismo.  La verità sarà una medicina dolorosa, amara, ma utile.

Ritmo narrativo che alterna velocità a momenti di lenta meditazione. Si legge facilmente e con piacere. Il comandante del fiume è un libro pieno di sensibilità e che tenta di narrare con delicatezza una realtà molto dura, quella delle profonde divisioni che lacerano il popolo somalo, anche (forse ancora di più) in esilio. Da leggere.

 

Ubax Cristina Ali Farah ci regala finalmente un suo nuovo romanzo, Il comandante del fiume (66th and 2nd, 2014).