Rap… sodie migranti

Autore: BOLDIS Viorel

Anno: 2009

Casa Editrice: Centro Studi Tindari Piatti

Prezzo: € 10.00

Numero pagine: 60

ISBN: 9788896497074

Libro finalista del Premio Tindari Patti 2009

Viorel Boldis lo conobbi alcuni anni fa nel corso di un poetry slam promosso da Poesia Totale. Figurata pacata dal volto beat, portava i segni evidenti di un difficile sbarco nel nostro paese.

Introduzione

Mi aspettavo, nel corso dei tre minuti canonici che fissano il tempo dello “slammer”, una poesia antieroica, sgonfia, ai limiti della noia. Sorprendentemente scoprii, nel corso della performance, una serie di versi ritmici, netti, coraggiosi, quasi una lotta contro il “sistema”. La poesia era “Il conto” dove il poeta Viorel Boldis, già dalle prime battute, lasciava intravedere il “design” della sua costruzione: “nemmeno un conto corrente / mi affido al vento / incostante stridente”. Questa poesia apre, con mia grande e infantile soddisfazione, la sua seconda raccolta dal titolo “Rap… sodie migranti”. La copertina è a dir poco dissacrante, kitsch, leggermente pop, il titolo scritto con un carattere trapassato, eppure non riesco a farmela dispiacere. Non fa altro che rispecchiare l’approccio che l’autore ha con il mondo. Viorel Boldis, pur coltivando una poesia quasi “riconosciuta”, è decisamente “antiaccademico”, pare voglia conservare quelle mani grandi e callose da lavoratore come protezione dall’imperversare, anche nel fantastico mondo della “cultura”, delle baronìe, dei politici e dei salotti.

L’etichetta di “poeta migrante”, come quella di “letteratura della migrazione” e varianti, è da assumere con molto distacco. Con denominazioni simili si indica sempre, anche per gli italiani all’estero, una sorta di letteratura minore o di genere in cui il tema di fondo viene utilizzato per schiacciare l’individualità in questione e condannarla, non senza qualche coccola riservata al “buon selvaggio”, alla cifra della “marginalità”. Anche John Fante, a questo punto, sarebbe potuto finire, colto da sfortuna, in una “retata antologica” riservata a sconosciuti scrittori italoamericani.

Viorel Boldis è prima di tutto un poeta. Riconoscersi pubblicamente come poeta è manifestazione di un produrre secondo la propria volontà, rivendicarlo è un diritto e un dovere che non implica autocelebrazioni ma semplicemente uno stato di fatto. Viorel Boldis è prima di tutto un poeta, che inanella viaggio territoriale ed interiore, società dei consumi, desideri, latitanza dell’amore. Poco importa da dove venga.

A mio avviso, poi, Viorel Boldis è un poeta capace, la sua raccolta esprime una voce limpida, sodica e rapsodica, anarchica e libertaria, con molti passaggi capaci di filtrare la realtà dell’uno e dei molti, capaci di far contenere — per usare una (u)topica descrizione — il mare in un bicchiere.

Max Ponte – Torino, 2009