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“Dicono che da questo dipenda la sopravvivenza. Dalla paura, intendo. La paura ti blocca, ti annulla, ti annoda le gambe, ti abbraccia la gola in una stretta mortale. Non riesci più a parlare, a muoverti. Resti lì e basta. Certi animali lo fanno apposta, lo sapeva? La gallina, ad esempio. E anche i topi, dicono. S’irrigidiscono in modo da sembrare morti e facendo così pare che, a volte, riescano a scamparla. Ecco, noi eravamo un paese del genere. Trattenevamo il respiro e aspettavamo che il gatto si stancasse e se n’andasse via, e le cose tornassero ad essere com’erano una volta… come una volta...”
Da un Uruguay risvegliatosi sospettoso e violento a una Milano estranea che odora d’asfalto, questo il viaggio dell’argonauta, piccolo mollusco incatenato alla sua conchiglia, ma anche marinaio che ubbidisce al bisogno di andare. Un partire che è un confronto continuo con la paura, dettato dalla voglia di reagire all’inciviltà che diventa normalità. E poi c’è il ritorno, dopo la vita da esuli, dopo tutto quello che la nuova vita ha impresso sui corpi, tornare pur non sentendosi più a casa in nessun posto, perché la casa è un guscio fragile che, talvolta, le onde possono frantumare… Milton Fernàndez è nato a Minas, Uruguay. Si è laureato in Arte Drammatica presso l’Accademia Nazionale di Montevideo. Alterna al suo mestiere di docente frequenti incursioni nella drammaturgia e nella narrativa. In italiano ha pubblicato nel 2001 Fattebenefratteli (Premio concorso Terre di mezzo ) e nel 2004 Versi randagi (Primo premio Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna). Vive in Italia dal 1985.
(dal sito dell'editore)
