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“Attraverso queste immagini – foto o racconti – si scopre una realtà sconosciuta che si insinua dentro l’intimità della gente, non rivelata dai grandi media, ma molto più utile per capire la situazione in Iraq, il conflitto, le responsabilità di chi ha sostenuto la guerra e l’occupazione.
Questo libro dunque va oltre la testimonianza, solleva interrogativi, sollecita una presa di coscienza. Di fronte alla devastante povertà, al fenomeno in aumento dei bambini di strada. Quello che ci viene presentato è un popolo, quello iracheno, che ha perso lavoro e ricchezza, ma non dignità e orgoglio”.
Giuliana Sgrena
«Si chiama Haidar, tipico nome sciita. Haidar era il sopranome di Alì il cugino e genero del profeta. Haidar in arabo antico è uno dei tanti nomi del leone, é quello che si riferisce al suo coraggio. Haidar quindi vuol dire ‘colui che ha il coraggio del leone’. Ma al nostro Haidar tutto ciò non interessa. A lui piace giocare a pallone con i bambini del suo quartiere, mangiare gelati e dolci».
-dalla quarta di pagina-
