Nel duemilasei Helene Paraskeva ha pubblicato per Fara Editore un romanzo intitolato Nell'Uovo Cosmico.
Il romanzo porta il lettore in un lungo viaggio attraverso monti e mari, luoghi lontani ma resi anonimi dalla globalizzazione, non luoghi, secondo l'ormai consacrata espressione di Marc Augé; tranne uno: una isola in mezzo al mare.
Da quello che sembrava l'inizio di una tranquilla storia: una giovane donna che vuole fare una discreta carriera in una società di appalti vari, spunta d'un colpo una storia di criminali spietati, di spionnaggi e di trafici ilinternazionali, il tutto condito con sconvolgimenti e colpi di scena inattesi.
Ne ho voluto parlare con l'autrice in questo incontro. Ma approfittando dell'occasione abbiamo parlato anche di lei e della sua passione per la scrittura.
KM: Helene Paraskeva, ti presenti come scrittrice immigrata. Questo è per lo meno insolito per una persona proveniente da un paese dell'Unione Europea. Come mai?
HP: Quando immigrai in Italia, nei primi anni settanta, il mio paese di origine, la Grecia, non apparteneva alla Comunità Europea. Entrò a far parte dell'Unione Europea nel 1981. In quegli anni, da immigrata da un paese "in via di sviluppo" o da extracomunitaria, se vuoi, ho vissuto la precarietà, ho subito la discriminazione e l'emarginazione ma ho incontrato anche la comprensione, l'affetto, l'amicizia e la solidarietà. E dopo il 1981 la mia condizione non si modificò da un giorno all'altro, automaticamente, solo perché era cambiata la posizione geopolitica della Grecia.
Riflettendo parecchio sulla questione e partendo dalla mia esperienza personale ma non solo, ritengo che l'immigrazione sia anche una questione esistenziale, emotiva. L'immigrato si sente sempre nomade, precario, un "non-ancora". Ma ripeto, anche, non basta decidere un giorno di essere immigrato e proclamarsi o "presentarsi" tale.
Il paradosso però è che col passare del tempo, al "non-ancora" (integrata, inserita) si è aggiunto il "non-più" (immigrata). Voglio dire che proprio per questa mia origine adesso mi trovo talvolta "fuori", esclusa, emarginata, per una seconda volta. Il mio paese non è più un paese "emergente".
Ma io sono immigrata e scrittrice. Per definizione e per esistenza.
KM: Nella vita fai l'insegnante, questa in qualche modo influenza il tuo modo di scrivere, le tue motivazioni…?
HP: Sì, sono un'insegnante. Ma imparo ad apprendere ancora dal contatto quotidiano con gli adolescenti. Molti di loro sono stranieri provenienti da tutti i paesi del mondo, "emergenti" e non. E alla mia esperienza personale di immigrazione si aggiunge anche quella dei miei alunni. E poi, gli adolescenti, tutti gli adolescenti, hanno tanto da dire, sono più "veri" degli adulti, meno conformisti.
Con loro a volte mi confronto, mi metto in discussione, qualche volta ci litigo anche, ma non mancano le volte che mi sento "trascinata", affascinata, gli adolescenti raramente mi lasciano indifferente. Credo che questa mia "intensa vita emotiva" nel quotidiano alimenti costantemente la fonte di ispirazione.
KM: Arriviamo al tuo (ultimo libro, un) romanzo, Nell'uovo cosmico. La lettura di questo lavoro mi ha lasciato un po' spiazzato. Mi sono reso conto di non poterlo piazzare in un genere preciso. Tu in che genere metteresti il tuo romanzo?
HP: E' stato definito "fanta-thriller", o "thriller esistenziale", o "thriller surreale", persino romanzo di "realismo magico". Scrivere Nell'Uovo cosmico (FaraEditore, marzo 2006) è stato un lavoro lungo di dieci anni, con pause, interruzioni, malattie, delusioni, ripensamenti, dubbi e nuovi inizi. In questi ultimi dieci anni mi sono preoccupata di scrivere e riscrivere il romanzo e non di farlo rientrare in una categoria precostituita.
Comunque, piuttosto che cercare una categoria già esistente per collocarlo, perché mai non inventarne una nuova? Come dicevamo prima, l'essere fuori dagli schemi, "non-ancora e-non-più" fa parte di me, in fondo, mi caratterizza.
KM: Nel romanzo ci sono vari simboli provenienti da alcune mitologie antiche (romane, greche, persiane…) ma c'è anche un ampio ricorso a figure moderne, delle specie di archetipi del romanzo d'avventura moderno: lo spione, bello, affascinante, elegante ma spietato, il nobile, raffinato, colto, perverso… la prostituta dal cuore d'oro…
Perché questa esigenza di ricorrere a degli archetipi? E non c'è poi il pericolo di allontanarsi dalla vita vera?
HP: Intanto la "mia" prostituta non ha il "cuore d'oro", anzi, di "cuore" (sentimenti genuini) le è rimasto poco.
A proposito dei cosiddetti archetipi, stavo leggendo i libro Gomorra (Mondadori, novembre 2006) di R. Saviano e vi ho trovato molto del mio uovo cosmico: boss con soprannomi e "contronomi", manager superpotenti, mediazioni "grigie" che non distinguono fra appalti legali e illegali, rifiuti tossici sotto il cemento, mercati globali di droga, armi ed esseri umani, dimore costruite in fantasiosi stili architettonici al servizio dei malavitosi, persino rituali antichi praticati a scopi mistificatori e intimidatori e, ultimo, ma non meno importante, la lotta per il potere. L'uomo moderno si pone di fronte al dilemma se entrare a far parte di "o' sistema", quindi dentro o fuori dall'"uovo cosmico?" Bastano queste verità? Dal romanzo "Nell'uovo cosmico" mancano solo i nomi reali.
KM: Per scrivere un libro ci vuole l'ispirazione: una situazione, una scena vista o sentita raccontare, una notizia… Nell'uovo cosmico è un romanzo in cui c'è tanta azione, viaggi intorno al pianeta, organizzazioni criminali e di spionaggio… Da che cosa nasce l'idea di un tale romanzo?
HP: L'uovo cosmico è un mito cosmogonico che spiega l'inizio della vita su questa terra, appartiene a molte religioni antiche e nasce in Mesopotamia nel secondo millennio a.C. per poi svilupparsi in modi diversi in varie religioni come l'induismo, il taoismo, l'orfismo e il mitraismo seguendo le rotte di conquiste e migrazioni.
Il nocciolo dell'uovo cosmico rappresenta l'unità originaria del mondo in cui cielo e terra sono ancora uniti e inscindibili, il nucleo che racchiude in sé la potenzialità della creazione, come l'uovo di Pasqua in alcune tradizioni racchiude in sé la "sorpresa".
Nel romanzo, le antiche strade dell'uovo cosmico si incrociano con la leggenda dell' isola deserta che nasconde un segreto, un mostro o entrambi.
Le isole leggendarie sono tante, basterebbe nominare alcune: l'isola del tesoro di Stevenson, quella inquietante di King Kong, l'isola di Montecristo, l'isola-galera di Papillon, l'isola colonizzata da Robinson Crusoe, l'isola conciliatrice della Tempesta di Shakespeare, o ancora la mitica Atlantide, svanita per sempre nell'oceano ma, paradossalmente, sempre viva.
Questo matrimonio fra "uovo cosmico" e "isola deserta" risale alla mia romantica attrazione dai fari: l'isola col faro è il luogo ideale per vivere l'amore assoluto che non morirà mai, per scoprire il delitto perfetto, consumare una vendetta amara, recuperare la fede perduta, riscattare una colpa. Non è casuale che anche nella mitologia della nostra era tecnologica per la sepoltura della Principessa Bella e Sfortunata, che forse nasconde un segreto, si sceglie l'isola in mezzo al lago.
KM: Un ultima cosa che vorresti aggiungere a proposito di questo romanzo, magari per invogliare i lettori di Letterranza.org che non l'hanno ancora letto?
HP: Invito i lettori a prendere questi due miti e agitarli bene, perché il romanzo Nell'uovo cosmico è un cocktail di inquietanti ambizioni piccolo-borghesi e miti cosmogonici, di luoghi immaginari e lotte per il potere, di squallidi segreti avvolti nei misteri antichi. E sorseggiare lentamente.
KM: Hai altri lavori in cantiere? Ci sono delle nuove pubblicazioni in uscita?
HP: Grazie, questa domanda mi offre la possibilità di fare riferimento ai racconti pubblicati recentemente su due diverse raccolte per scrittori migranti. Sono orgogliosa di queste partecipazioni perché mi trovo in compagnia di eccellenti colleghi scrittori migranti e perché le pubblicazioni sono entrambe curate da esperti di letteratura della migrazione, molto rispettosi della identità di ciascuno di noi.
Il primo mio racconto è intitolato San Nicola, il Moro Perentorio pubblicato nel volume San Nicola - Agiografia immaginaria, una raccolta di dieci racconti di scrittori migranti (la meridiana, novembre 2006) a cura di Ron Kubati e Michele Lobaccaro. Protagonista è San Nicola, un santo globale. Il progetto è stato ideato da Princigalli produzioni per il Festival "Le voci dell'Anima".
L'altro mio contributo è Alcesti, pubblicato nel volume Il carro di Pickipò (ediesse, novembre 2006) una raccolta illustrata di dodici racconti (favole, miti, leggende) per ragazzi scritti da scrittori migranti provenienti da tutto il mondo e curata da Paolo Gavagna e Raffaele Taddeo.
Il mio è un tentativo di innestare nel racconto umoristico per ragazzi alcuni minuscoli frammenti esistenziali. Mi sono divertita molto quando lo scrivevo, è una favola divertente ma fuori dagli schemi, come piace a me. L'iniziativa è dell'Associazione Fabio Sormanni, associazione di promozione sociale e solidarietà.
KM: Grazie per la gentilezza e la disponibilità.
HP: Grazie a te, Karim.
