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D. Julio Monteiro Martins, è da poco uscito per Besa, L'amore scritto, il tuo quinto libro in lingua italiana. La tua produzione lusofona rimane però prevalente. Riesci in qualche modo a trovare un equilibrio tra queste due lingue, quella con la quale convivi e quella che ti ha cresciuto, sia come essere umano sia come scrittore?

R - Spesso si sente il commento di "quanto sia breve la vita", nelle conversazioni quotidiane come nelle opere letterarie. Ed è vero, da un certo punto di vista. Ma è anche vero - e la vita ha tra i suoi misteri questa ambiguità nella percezione del passare del tempo e della sua durata - che la vita è lunga e ci permette una successione di nascite e di rinascite, delle quali non tutti  ne approfittano come dovrebbero. Così diventiamo i protagonisti di una serie di cambiamenti graduali, ma alla fine radicali, che  fanno si che il nostro personaggio venga riscritto un imprecisato numero di volte. Ed ecco che, nel caso di certi spostamenti e di certe "riscritture", il personaggio "io" cambia idioma, ragiona e si esprime nella lingua del suo nuovo tempo presente, che è la vera lingua di quella temporanea versione del suo "io". L'altra, quella imparata nell'infanzia, diventa allora la lingua della memoria, una lingua da l'intensissima carica affettiva, ma inoperante nella vita ordinaria e farraginosa per la creazione letteraria, dove s'imporrà necessariamente la lingua più "viva", quella in grado di estrarre dalla vita stessa l'essenza del contenuto narrativo.
Dopo tredici anni dall'inizio della energica avventura del mio spirito in Italia, avrei oggi una grande difficoltà nello scrivere narrativa o poesia in Portoghese, la lingua in cui ho scritto la mia opera brasiliana. Magari un articolo o un breve saggio potrei ancora scriverlo perché il genere saggistico, profondamente razionale, oggettivo e preciso nella rappresentazione dei concetti, ammette, anzi richiede un distacco critico che escluda l'espressione emotiva, la danza delle metafore, la carne viva delle battute dei dialoghi o dei monologhi interiori.
Ho prodotto molto in questi anni in Italia, e oggi la dimensione della mia opera scritta originalmente in Italiano - se mettiamo insieme i libri pubblicati e quelli ancora inediti - si avvicina ormai all'opera brasiliana, ai nove titoli che ho pubblicato in Brasile tra il 1976 e il 1987, quando è uscito l'ultimo  romanzo "O Espaço Imaginário". Se mi chiedi di fare un paragone tra queste due produzioni, direi che i libri brasiliani sono più trasgressivi, sperimentali e forse anche più esuberanti nella loro creatività, nell'originalità degli intrecci, mentre i libri italiani sento che hanno più spessore, che sono più profondi e maturi e presentano uno stile più elaborato, più curato, probabilmente anche più bello, così a me pare. Questo può sorprendere, una volta che si tratta di una lingua tutto sommato "straniera". Ma anche la letteratura ha i suoi misteri, e a questo punto mi domando se l'apprendistato di una lingua nell'età matura, l'approfondimento che richiede, l'attenzione appassionata che sarà in grado di renderla una vera e propria lingua letteraria, la totale immersione che reclama, l'esosa responsabilità che è adoperarla per scopi letterari e i gravi doveri che comporta questo diritto autoconcesso, non finiscano per riflettersi positivamente nella qualità delle nuove opere scritte.


D. L'amore scritto è, come dal sottotitolo, un viaggio nelle "più svariate forme in cui si presenta l'amore". Dell'amore si è scritto e detto molto dalla notte dei tempi. È sicuramente uno dei temi più trattati in letteratura. Cosa ci sarebbe ancora da scoprire sulle forme in cui si presenta l'amore secondo te?

R - Direi che il problema oggi è proprio l'opposto di quello a cui fai riferimento: troppo poco è stato scritto sull'amore (e su tanti altri argomenti fondamentali) nelle forme in cui si presenta nella contemporaneità. Come è vissuto l'amore nel nostro tempo? Come può essere possibile il rapporto tra due innamorati nel mezzo del turbinio di un mondo computerizzato, senza più confini nitidi tra il reale e il virtuale, in balia di un consumismo sfrenato, dell'egemonia del linguaggio pubblicitario e della propaganda, dell'informazione manipolata, falsata, del crollo delle ideologie con la conseguente ascesa dei fondamentalismi religiosi, del sesso post-aids e dell'erezione chimicamente indotta, della mercificazione del lavoro, del precariato e della sottrazione del futuro. Vedi, l'amore non è mica un'entità astratta aliena alla vita, non è mica una candida nuvola che libra solitaria nei cieli mentre noi ci inzaccheriamo nella quotidianità quaggiù! L'amore è parte integrante, indissociabile, indistinguibile della vita stessa, le sue nuove caratteristiche, il modo in cui nasce, come si manifesta e si esaurisce, dipende da come sono impostati culturalmente tutti gli altri aspetti della nostra esistenza. Per questo, era ora che qualcuno scrivesse un libro come "L'amore scritto", che cercasse di presentare un mosaico di storie all'altezza della complessità attuale del fenomeno amoroso, delle sue infinite sfaccettature e sfumature, in mezzo a tanti condizionamenti interni ed esterni.
Sono stufo di vedere una intera generazione che ha dell'amore solo visioni pateticamente appiattite, immagini stereotipate, ma soprattutto false, quelle che circolano nelle commedie romantiche americane e nel cinema giovanile nostrano, per non parlare delle soap-opera conservate in formaldeide. Ora vogliono creare addirittura una sorte di "amore griffato", preconfezionato, pulito, asettico e alla moda, pronto per il consumo, la storia d'amore "prête à porter". Il mio libro invece non ammette le falsificazioni del sentimento amoroso e lo presenta con lo spessore, la tragicità, la carnalità e a volte anche la spietatezza delle sue vere manifestazioni. Almeno a questo servirà la letteratura, ad andare controcorrente rispetto alle tendenze imposte dai media più potenti.


D. Cos'è che dà allo scrittore la possibilità di dare all'amore così come una specie di  sguardo dall'alto, panoramico: l'esperienza personale, l'età, l'osservazione degli altri, le letture...?

R - La capacità che certi scrittori hanno di vedere oltre il visibile e di illuminare con la propria coscienza gli angoli bui dell'esistenza umana non è collegata necessariamente alla scrittura, bensì a una particolare forma di spessore esistenziale e di acume psicologico che si suole chiamare "saggezza". Non si può pretendere di avvicinarsi all'amore, annodato com'è a tutti gli altri aspetti della vita e della natura umana, senza questa saggezza. La saggezza del narratore però possiede caratteristiche ben diverse dalla saggezza del filosofo. Anche per ciò che riguarda la conoscenza dei sentimenti, delle passioni - penso a opere filosofiche come l'Ethica di Spinoza o i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes - si tratta di una saggezza fortemente logicizzata. Nei narratori e nei poeti invece la saggezza si avvale di un forte elemento intuitivo, frutto di un'osservazione sedimentata e delle sintesi prodotte dall'inconscio, la sorgente delle allegorie e delle metafore estese, ma anche del profilo esemplare ed emblematico dei personaggi, presenti in ogni opera di finzione. In un certo senso, "L'amore scritto" può essere visto come un equivalente narrativo dell'opera di Barthes, anch'esso costituito da un discorso frammentario, ma che utilizza degli strumenti espressivi radicalmente diversi: storie e personaggi, al posto di concetti e di analisi strutturali. Il fine però è lo stesso, tracciare un nuovo panorama dell'amore a partire da ciò che siamo in grado di conoscere e di vivere, esplorare i suoi continenti sconosciuti e scoprire i suoi nuovi confini.


D. I tuoi racconti sono suddivisi in tre parti: Oro, Incenso e Mirra. Questi titoli (insieme) portano al libro una simbologia mistico religiosa che non si ritrova - secondo me - nei racconti. Perché questa scelta?

R - Prima di tutto, non so se ci hai fatto caso, le tre parti che costituiscono il libro, "Oro", "Incenso" e "Mirra", sono ognuna un libro a sé stante. Si tratta in verità di tre libri perfettamente simmetrici. Ciascuno inizia con un brevissimo frammento riflessivo, seguito da un racconto più lungo ambientato in Italia, poi altri due brevi racconti italiani, poi un racconto lungo di ambientazione internazionale e via dicendo. Si tratta di una stessa "griglia" riempita con contenuti totalmente diversi.
Ho scelto di intitolare ognuno di questi tre "libri" con uno dei tre doni che i Re Magi hanno portato a Gesù, perché l'amore è soprattutto un dono, per chi ha la ventura di riceverlo ma anche per chi ha il privilegio di saperlo offrire. Ma dietro questa scelta c'è un'altra simbologia più sottile: i racconti del libro "Oro" sono più brillanti, pieni di azione e di sensualità, come "Marasma a Milano" o "Liberazione"; quelli della sezione "Incenso" sono più spirituali e intrisi di nostalgia, come "Sulla battigia" o "Sunshine memories"; e quelli di "Mirra" - la resina aromatica porpora che rappresenta anche la Passione - sono più cupi, come se scritti all'ombra dell'idea del decadimento, della malattia e della morte, sono delle "passioni" nel senso biblico del termine, il calvario e l'avvicinamento della fine, l'ineluttabile bilancio dell'esistenza, come in "Il richiamo" o in "Uno spettacolo immenso". In questo modo, "L'amore scritto" è in fondo una trilogia narrativa mascherata da raccolta unica. Anche qui porto avanti i miei vecchi sperimenti con lo "smontaggio" dei generi letterari tradizionali.
Un'ultima osservazione: non sono cattolico né devoto di nessuna religione in particolare, ma non deve sembrare strano che utilizzi nella mia opera la mitologia del cristianesimo. Questa mitologia, consolidata e fortemente diffusa nell'inconscio collettivo occidentale, è un patrimonio simbolico degli scrittori, come le tragedie greche o shakespeariane, come la psicanalisi o il romanzo di cavalleria. Non trovo una ragione al perché lo scrittore debba rinunciare a questo patrimonio immenso, pieno di straordinarie allegorie, e che appartiene a tutti quanti.


D. Cosa sta preparando Julio Monteiro Martins al pubblico?

R - Ecco, parlavamo poco fa di sperimenti con i generi letterari. Ho finito qualche mese fa la stesura di una sorta di romanzo, strutturato in una forma inconsueta, a puzzle o a mosaico, con ogni breve pezzo narrativo dotato di una certa autonomia. La "concertazione" tra questi tasselli, e sono più di un centinaio, forma un quadro multi sfaccettato di un anno nella storia di questo paese. Il romanzo si intitola "Vetro di latte", che è un tipo di vetro lattiginoso che permette il passaggio della luce, ma essendo traslucido non lascia vedere con chiarezza le immagini che sono dall'altra parte. Proprio come il tema centrale di cui tratta: la manipolazione dell'informazione, lo strapotere mediatico, la produzione a tavolino di versioni convenienti che dovranno prendere pubblicamente il posto della verità, insomma, l'impossibilità per l'uomo comune di conoscere i fatti, di svelare le contraffazioni, e di conseguenza la sua condanna a "sbagliare", indotto all'errore da chi manipola le notizie, in una deprimente parvenza di democrazia.






 
 
Intervista N.6
15.02.2008



Di amore, di vita e di altro ancora
Incontro con Julio Monteiro Martins

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